Un anno di sport, tante immagini, tante emozioni.
Il mio augurio è che nel 2008 lo sport torni ad essere solo divertimento e non un pretesto per scatenare stupida violenza.
Un buon 2008 a tutti!!
...un pò di tutto, tutto di niente
Per una città come Reggio Calabria, il raggiungimento della serie A è stato un traguardo storico. Un traguardo che in molti, tifosi appassionatissimi, non hanno fatto in tempo a tagliare. E' la stagione 99/2000 quella che consegna a tutti i tifosi amaranto la gioia di giocare il primo campionato nella massima serie. Una squadra gagliarda, con calciatori che in futuro sarebbero diventati grandi stelle del panorama mondiale (Pirlo, Baronio, Kallon). In quell’organico della Reggina spiccava un nome ai più sconosciuto: quello di Gustavo Enrique Reggi, ariete di nazionalità argentina. “Gigante Reggi pensaci tu”, titolavano i giornali quando l’attaccante nativo di Mendoza sbarcò per la prima volta a Reggio Calabria. La dirigenza, con il presidente Lillo Foti e il direttore sportivo Gabriele Martino, lo aveva presentato come un acquisto di qualità, uno specialista della “rabona”. I tifosi amaranto sognavano in grande grazie al loro ariete argentino. E proprio contro la Fiorentina di Gabriel Omar Batistuta, connazionale ben più illustre del buon Gustavo, arriva la gioia più grande per il gigante di Mendoza. E’ la seconda giornata di campionato ed è un rovente pomeriggio di metà settembre, quando la Reggina, pochi giorni dopo aver bloccato, all’esordio in serie A, al Delle Alpi, la grande Juve, passa in vantaggio contro la Fiorentina di Giovanni Trapattoni, grazie a un rigore di Mohammed Kallon. I voli pindarici dei tifosi calabresi vengono però tarpati dall’uno-due dei viola che pareggiano con Firicano e passano in vantaggio con il tedesco Heinrich, entrambi pupilli del Trap. La Reggina prova a scuotersi, ma la reazione degli amaranto è molto confusa e il caldo non aiuta di certo. La Fiorentina è una grande squadra, composta da grandi campioni e viene tradita proprio da uno dei suoi campioni. Tutto succede al 41' della ripresa quando la gara volge all'epilogo ed i viola cominciano a pregustare la testa della classifica. Spinti dal pubblico i calabresi tentano gli ultimi assalti: Giacchetta, dalla metà campo, lancia in area. Il pallone sembra essere facile preda di Toldo, ma invece il portiere padovano se lo lascia sfuggire come un principiante. L'argentino Reggi, alla seconda apparizione nel campionato italiano, ringrazia e segna il 2-2 che per la Fiorentina equivale a un meno 2 in classifica. Il preziosissimo gol che evita agli amaranto la delusione della sconfitta interna, all’esordio in casa, sarà l’unica perla del “Gigante Reggi”. Peccato perché i tifosi amaranto si erano davvero illusi di aver trovato il loro bomber in grado di finire il campionato in doppia cifra, dal punto di vista dei gol. Fatto sta che il resto del campionato è fatto di scivoloni e grasse risate. 22 presenze per lui, tutte accolte dall’ilarità del pubblico del Granillo. Come quella volta, sempre tra le mura amiche, contro il Bologna: la Reggina ruba palla a centrocampo e parte in contropiede, potrebbe essere l’occasione per realizzare una rete, ma gli amaranto hanno la sfortuna di imbattersi in Gustavo Reggi che porta palla per qualche metro, ma, a pochi passi dall’area di rigore di Pagliuca (cioè sul più bello), cade rovinosamente regalando la sfera agli avversari. A questo punto i più penseranno a una reazione rabbiosa da parte del pubblico. Macchè! La reazione al goffo “gesto tecnico” del centravanti è quello di una sana risata. Come dire, i tifosi della Reggina sanno come prendere le “sventure” con filosofia... Per Reggi, negli anni successivi, un’esperienza a Crotone, prima dell’approdo in Spagna. Adesso gioca con il Levante, ma a Reggio Calabria c’è ancora gente che lo ricorda con affetto... e divertimento!
Vi ricordate Supercar? Questo telefilm, conosciuto anche con il titolo originale di “Knight Rider“, ebbe un successo strepitoso negli anni ‘80. La serie viene interrotta alla fine della quarta stagione, nel 1986, a causa di un repentino calo degli ascolti, che non riuscivano più a bilanciare gli elevatissimi costi di produzione. Ciò avvenne in modo del tutto improvviso e imprevisto, in quanto l’ultimo episodio in assoluto, “La spedizione maledetta“, termina in modo completamente normale senza lasciar presagire nulla della fine definitiva della serie. Ovviamente i fans non si sono arresi, tant’è che nel 1991 uscì Supercar 2000 - Indagine ad alta velocità (titolo originale Knight Rider 2000), un film per la TV d’azione/fantascienza. In realtà, la pellicola doveva essere l’episodio pilota di una serie TV mai prodotta che doveva rappresentare la continuazione del telefilm Supercar. Ora però sembra che le cose stanno per cambiare…
to si sa il nuovo bolide deriva da una Ford Shelby GT500KR Mustang 550 HP, che potete vedere nelle foto sottostanti . Sono riuscito a trovare anche un video, che mostra le prestazioni dell’auto su strada, confrontandole con quelle del modello precedente. Che dire? Bellissima macchina!!! Non vedo l’ora di vedere altre news, e soprattutto altre succulente immagini della nuova Supercar!!!

Si sono svolti oggi alle ore 12:00 a Nyon(Svizzera) i sorteggi degli ottavi di finale di Champions League.
Il presidente dell'Aston Martin, Ulrich Bez, sa come stupire i suoi ospiti: durante l'inaugurazione del nuovo centro di design di Gaydon, nel Warwickshire, ha animato la serata svelando una strepitosa concept car, la V12 Vantage RS.La carrozzeria deriva da quella della V8 Vantage coupé, mentre il motore è un V12 simile a quello della DBR9 che corre nel campionato Gran Turismo Fia: 6.0 litri di cilindrata per 600 CV di potenza, quasi 150 in più del modello stradale DB9.I progettisti sono riusciti a contenere il peso di questa concept al di sotto
dei 1600 chilogrammi facendo largo uso di fibra di carbonio, per esempio per i cofani. L'impianto frenante, all'altezza della situazione, si avvale di dischi di carboceramica.Secondo l'Aston Martin, la V12 Vantage RS è una concept perfettamente funzionante e realizzabile. Il presidente non ne ha escluso la messa in produzione: "se ci sarà una richiesta consistente, prenderemo in considerazione la possibilità di costruirla in piccola serie, a un prezzo che rifletta l'esclusività del modello".
Lo so: quando si parla di Samir Beloufa viene da pensare immediatamente al Milan, ma in pochi ricordano che fu invece il Napoli a mettere per primo gli occhi su questo non irresistibile difensore centrale. Algerino ma con passaporto francese, in scadenza di contratto con il Caen e quindi libero a parametro zero, il 18enne Beloufa viene infatti prelevato dalla società partenopea nell’Aprile del 1997: accompagnato dal suo “talent-scout” Moreno Roggi sbarca alle pendici del Vesuvio per firmare un contratto triennale da 100 milioni a stagione. Ma, sul piu’ bello, qualcosa non va: l’accordo salta, forse per cavilli contrattuali (o forse per la lungimiranza dei napoletani, il chè comunque non impedisce loro di retrocedere miseramente al termine di quella stagione), e cosi’ il giocatore si ritrova nuovamente svincolato. Per il Milan di Fabio Capello è un invito a nozze: i rossoneri si portano a casa il ragazzo strappandolo dalle grinfie di mezza Europa, ma gli regalano la soddisfazione di giocare soltanto tre spezzoni di partita in tutto il campionato, che per la cronaca si conclude con un magro decimo posto. La stagione successiva (1998/99) per Beloufa le cose vanno addirittura peggio: la prima squadra la vede solo in allenamento, le gare ufficiali le disputa con la formazione Primavera (vince anche il Torneo di Viareggio!). Il Milan continua a credere che, prima o poi, il “salto di qualità” arrivi, e nel 1999 dà inizio ad un vero e proprio “Beloufa-tour”: l’algerino, che peraltro inizia ad entrare nel giro della sua nazionale, nell’arco di tre anni finisce prima a Monza (12 gare disputate ma centinaia di fischi subiti), poi a Losanna (nessuna presenza), e quindi ai belgi dell’Anversa, sempre in prestito. Qui il giocatore riesce a dare i primi segni di vita: nella stagione 2001/02 gioca da titolare e mette a segno anche un gol. Proprio nell’estate del 2002, i francesi del Bastia mettono gli occhi su di lui e, su espressa richiesta del tecnico Gerard Gili, propongono al Milan di acquistare per intero il cartellino del giocatore. E i vertici rossoneri, prevedibilmente, accettano, con lo spirito di chi sa di aver speso soldi ed energie per fare uscire, come si suol dire, l’olio da un sasso. Ma ritorno oltralpe non frutta a Beloufa i risultati sperati, tant’è che dopo un anno di panchina cambia nuovamente casacca e torna in Belgio, questa volta al Mouscron, dove tuttora è accasato. Spulciando proprio sul sito web della sua attuale formazione, ho trovato anche alcune sue curiosità personali: sapevate, ad esempio, che è un fan di Denzel Washington, che gioca a tennis, che legge spesso il Corano e che il suo giocatore preferito è Roberto Ayala? Ma soprattutto, avreste mai detto che il suo sogno è quello di giocare nel Real Madrid? Certo che nelle difese di burro che il Real Madrid ha schierato negli ultimi anni, Beloufa sarebbe stato proprio la ciliegina sulla torta...
Da venerdi 14 dicembre in tutte le radio il nuovo singolo “I’ll Be Waiting” che anticipa l'album “It Is Time For A Love Revolution” primo lavoro dopo più di tre anni (Release Date: 1 febbraio 2008). Un grande brano per lanciare a tutti gli amanti del rock‘n’roll questo fremente appello alla mobilitazione. Una dichiarazione in cui confluiscono tutti gli elementi che sono stati distintivi della sua musica sin dagli esordi, dal soul al funk al jazz uniti agli intensi contenuti lirici.
Rafael Van der Vaart alla Juventus: l'affare si può fare. L'ha fatto capire lo stesso fantasista olandese, che guida la classifica cannonieri della Bundesliga con 9 reti insieme a Toni e Klose. Intanto Van der Vaart non ha rinnovato il contratto con l'Amburgo che scade nel 2010. "Andrò via solo per giocare in un club più grande - ha detto a Voetbal International - come ad esempio la Juve, che ultimamente si è interessata. Se dovessero farmi un'offerta concreta, la analizzerei con attenzione. Credo che anche l'Amburgo sia disposto a trattare". Il giocatore ha nel contratto una clausola che gli permette di liberarsi a fine anno grazie all'articolo 17 Fifa. La pedina per arrivare a Van der Vaart, più a giugno che già a gennaio, è Sergio Almiron. Il regista argentino ex Empoli piace infatti al club tedesco, e nella Juventus non trova spazio. Inserirlo nell'operazione Van der Vaart per la Juve sarebbe il modo per ammortizzare il costo dell'olandese e al contempo non svalutare un recente acquisto oneroso: pagato all'Empoli 9 milioni di euro soltanto la scorsa estate.
Sotto l'albero la Juve spera di poter trovare un regalo speciale, Frank Lampard. La società, che già aveva trattato il giocatore la scorsa estate fermandosi però di fronte all'ingaggio del centrocampista, non ha mai mollato la pista e adesso sembra essere sul punto di chiudere. Con il Chelsea, a quanto si apprende da fonti inglesi, un accordo di massima ci sarebbe già e anche il giocatore avrebbe espresso parere favorevole al trasferimento, quindi non restano che i dettagli e la formalizzazione dell'affare che potrebbe arrivare entro Natale. Il direttore sportivo del club, Alessio Secco, avrebbe in agenda un viaggio a Londra proprio venerdì 21 dicembre, prima dell'ultima giornata di campionato, e vorrebbe tornare con un bel pacco regalo, anche se comunque il giocatore arriverebbe a Torino solo a giugno.
Correva l’estate del ’99 a Milano, e l’Inter, reduce da una delle annate più sciagurate dell’epopea Moratti II (quella dei quattro allenatori per intenderci), affidava le proprie ambizioni e i propri sogni di gloria al mister più vincente disponibile, quel Marcello Lippi all’epoca neo dimissionario dalla Juve, artefice del nostro sogno mondiale di appena un’estate fa. Ottima prospettiva penseranno in molti: nulla di più sbagliato. Risale proprio a quell’estate, infatti, l’acquisto in blocco della coppia di centrali che stava facendo le fortune dell’Olimpique di Marsiglia: il primo era il sontuoso e sublime Laurent Blanc, giunto ormai a fine carriera ma che non smentì affatto la sua fama, l’altro invece era Cyril Domoraud. Ex medico ivoriano reinventatosi calciatore, giunto con la fama di poderoso centrale dai grandi mezzi atletici, che avrebbe dovuto rappresentare l’alter-ego nerazzurro di quel Lilian Thuram che da diverse stagioni spopolava in quel di Parma affermandosi tra i migliori difensori del mondo. L’ideale insomma per “curare” la malandata difesa nerazzurra.I fatti tuttavia furono leggermente differenti, famosi sono piuttosto i mal di cuore che il buon Cyril provocò ai supporters nerazzurri, che ancora
rabbrividiscono al solo pronunciare quel nome: l’ivoriano si rese infatti protagonista di una serie di svarioni difensivi e di lisci tali da averlo legittimamente consegnato al gotha dei bidoni Morattiani. Leggendaria, in questo senso, fu la sua prestazione in un Bologna-Inter di quell’anno terminato 3-0, che fece la gioia di un non più giovanissimo Beppe Signori. Dopo una sola stagione condita da sei disastrose presenze e dopo essere passato anche sotto la proprietà del Milan in uno dei famosi e tanto discussi scambi di plusvalenze tra le società meneghine, fece ritorno in Francia nel Bastia, salvo proseguire poi nel suo giro del mondo a Montecarlo, all’Espanyol, fino a una brevissima e lapidaria esperienza turca nel Konyaspor, che dopo soli sei mesi, senza averlo nemmeno mai utilizzato, lo riconsegnò al Creteil, la squadra di B francese colpevole di averlo lanciato e nella quale prosegue, a 36 anni suonati, la sua carriera.
Javier Moreno Varela, in campo semplicemente Javi Moreno, è uno di quegli acquisti che ha lasciato il segno nel cuore dei tifosi del Milan: il suo nome infatti rimane uno dei più leggendari tra i pacchi del mercato della storia rossonera. Nato a Silla, un paese di 16mila abitanti nella Comunità Valenciana, il 9 ottobre 1974, Javito ha scelto sin da piccolo il ruolo di attaccante in campo: non dotatissimo né tecnicamente né fisicamente, si dimostrava però un centravanti prolifico ed utile al gioco di squadra, tanto da entrare nella prestigiosissima Cantera blaugrana del Barcellona. In maglia Culè però, Javi Moreno non esordisce mai, fatta eccezione per le 10 presenze (con 5 goal) nella stagione 1995/96 disputata nella squadra B dei catalani, nella Seconda Divisione spagnola; la buona media realizzativa di 0.5 goal a gara attira però sul 22enne “delantero” valenciano l’attenzione di diversi club di B, su cui riesce a spuntarla il Cordoba. Al “Nuevo Arcangel”, Javi non replica le buone prove del Barça B, e dunque a giugno, dopo 15 presenze e 0 gol, abbandona anche il biancoverde: scende di categoria, in Tercera Division, nel Yeclano, ma a dicembre ’97 arriva una chiamata che, nonostante un inizio difficile, gli cambierà la vita. E’ quella dell’Alaves, dove Moreno disputa 10 partite con un gol nel 97/97 ma dove “El Raton” diventerà una star qualche anno dopo: in mezzo, prima una buona stagione al Numancia con 18 marcature in 38 partite di Seconda Division. Il ritorno all’Alavés, squadra rivelazione per un biennio infuocato a cavallo della fine del secolo e l’inizio di quello nuovo, lancia Javi nel calcio che conta: 7 goal al primo anno (e qualificazione in Uefa), ben 33 in 34 partite al secondo. Proprio nella stagione 2000/01, Javi Moreno si impone come trascinatore della mitica squadra che si qualificò per la Coppa UEFA 2000/2001, manifestazione nella quale disputa otto partite andando a segno ben sei volte: nella sfortunata finale persa 4-5 contro il Liverpool, Javito timbra il cartellino due volte in tre minuti. Nell’estate 2001, Moreno diventa dunque l’uomo del mercato europeo: su Liverpool, Barcellona e Real Madrid ha la meglio il nuovo Milan, alle prese con la rifondazione di Fatih Terim. Trentuno miliardi di lire il costo per il centravanti, che arriva in tandem con il terzino destro rumeno Cosmin Contra, suo fidato uomo assist in Spagna: in un attacco che annovera Filippo Inzaghi ed Andriy Shevchenko non è semplice per Javi trovare il suo spazio in un Milan che, tra l’altro, parte con qualche difficoltà. Alla fine della stagione, durante la quale la panchina viene divisa tra Terim ed Ancelotti, lo score del “Raton” è di 16 presenze e due gol, più un'altra doppietta in Coppa Italia alla Lazio. Memorabile il match del 24 febbraio 2002, in cui Javi mette a segno una doppietta contro il Venezia in una partita (1-4) crocevia della stagione rossonera: “E’ il Milan di Javi il Supremo” titolava la Gazzetta dello Sport il giorno dopo, pronosticando una rinascita del bomber spagnolo…Pronostico fallito, visto che a giugno il bomber (ma non troppo) valenciano viene impacchettato e rispedito nella penisola iberica, per ben 25 miliardi, all’Atletico Madrid di Jesus Gil: un’occasione quella capitata al duo Galliani-Braida, di perderci il meno possibile in un affare oggettivamente sbagliato, forse rimediato però prima di trasformarlo in un oggetto misterioso. Come viene ricordato dai tifosi rossoneri quel numero 19? “Javi Moreno? Topo Gigio!” vi risponderà la maggioranza. Sarà per quel naso pronunciato, gli occhi stralunati e l’aria buffa. Sarà la traduzione di “El Raton”, suo soprannome di infanzia. Ma Javi Moreno, bomber senza bombe nel piede, è passato agli annali come Topo Gigio: i più attenti si ricorderanno anche i suoi arrivi a Milanello, con il connazionale Josè Mari, a bordo di una modesta (per un miliardario) Opel Zafira, con musica spagnola (prevalentemente il suo gruppo preferito, gli “Estopa”…quando si dice il caso) a tutto volume. Rimpianti? Forse quello di aver pescato uno dei migliori giocatori della stagione precedente, ma senza controllare il suo anonimo passato: un Ricardo Oliveira versione 1.0, direbbero i maligni. Rimpianti di certo non ne ha lasciati neanche a Madrid, dove mette a segno solo 5 gol in 29 presenze in una stagione e mezzo: tanto meno poi al Bolton Wanderers, dove Javi passa a gennaio 2004, rimanendo completamente a secco. Il canto del cigno, o del Topo, in questo caso? Arriva poi a Saragoza, dove nella stagione 2004/05 ha uno score di 18 presenze e 4 gol. Ma che fine ha fatto oggi Javito? E’ tornato quasi 10 anni indietro, al Cordoba: è stato protagonista della promozione dei biancoverdi dalla Terza alla Seconda divisione, realizzando 24 goal in 32 partite. E in questo avvio di anno, ha disputato già 400 minuti in serie B senza l’ombra di una rete. Come a dire, “il Topo” perde il pelo, ma non il vizio!